Negli ultimi anni, a causa anche di una maggiore consapevolezza nella popolazione dei danni causati dall’alcol e della conoscenza più diffusa del disturbo da uso di alcol, sta crescendo nel mondo la domanda di bevande a ridotto contenuto di alcol e di conseguenza la loro produzione da parte delle aziende.
Vediamo quindi i principali metodi di dealcolazione attualmente in uso:
- Distillazione sotto vuoto: riduce il punto di ebollizione dell’alcol, permettendo la sua rimozione senza influire sui componenti aromatici della bevanda.
- Osmosi inversa: filtra l’alcol attraverso una membrana semi-permeabile, separandolo dagli altri componenti della bevanda.
- Evaporazione e riscaldamento: questo metodo implica il riscaldare la bevanda per far evaporare l’alcol, ma può alterare il gusto originale.
- Cono rotante: una tecnica che utilizza la centrifugazione per separare l’alcol dalla bevanda, preservando al massimo i sapori.
Nonostante questi metodi siano efficaci nel ridurre significativamente il contenuto di alcol, non è garantito che possano eliminarlo completamente in maniera assoluta. Come posso fare dunque se sto cercando una birra o un vino che siano veramente senz’alcol?
Per le birre, esistono processi che riducono la fermentazione con lieviti che non producono alcol o utilizzano lieviti speciali che limitano la produzione di alcol fin dal principio. Questo metodo consente di mantenere i sapori caratteristici della birra senza generare alcol in quantità significative.
Per quanto riguarda i vini, la produzione senza l’aggiunta o lo sviluppo iniziale di alcol è più complessa. Alcuni produttori optano per non fermentare i mosti d’uva in modo tradizionale, preferendo trattamenti che estraggono sapori simili al vino, ma senza innescare la fermentazione alcolica. Tuttavia, queste bevande potrebbero non essere classificate come “vino” in senso tradizionale a causa delle normative che definiscono il vino in base al suo contenuto alcolico.
In definiva, è più comune trovare versioni di birre e vini che hanno subito un processo di dealcolazione, piuttosto che prodotti che non abbiano mai realizzato la fermentazione alcolica in partenza.
Questo però è un aspetto cruciale, soprattutto per coloro che hanno condizioni per le quali non dovrebbero assumere alcol (malattie del fegato, pancreatite, disturbi psichiatrici, gravidanza, ulcera peptica, ma anche, se non come divieto assoluto, ipertensione arteriosa, aritmie cardiache e diabete) o assumono farmaci che non permettono in assoluto l’assunzione di alcol, neppure a distanza di ore, come ad esempio il disulfiram (Antabuse, Etiltox), un farmaco che si usa nel trattamento del disturbo da uso di alcol. Inoltre, vi sono persone affette da questo disturbo la cui cura è la semplice astinenza e pertanto non possono ugualmente consumare bevande alcoliche.
La legge prevede per le birre analcoliche un limite di alcol dello 0,5% del volume. Altre birre, definite “0,0%”, in realtà possono contenere fino allo 0,05% del volume, una quantità che sicuramente è ottimale per una persona che può assumere alcol, ma può essere un problema non indifferente per le persone affette da disturbo da uso di alcol, a maggior ragione se in trattamento con disulfiram, per i quali sono sufficienti minime tracce di alcol per scatenare pericolose reazioni avverse. Vi sono poi tutte le persone affette da patologie che controindicano l’assunzione di alcol, per le quali anche questa minima quantità può essere dannosa.
In conclusione, si è certamente fatto un enorme passo in avanti nella tutela della salute dei consumatori, ma è sempre bene fare attenzione e consultare un medico esperto nell’ambito in caso di dubbio.