Mi dicevi di smettere di bere, ma la sigaretta ardeva ancora fra le tue dita

Marco adorava il vino, ma anche la birra, le grappe, gli amari. A Marco piaceva bere. Iniziò la sua relazione con l’alcol a 14 anni sorseggiando un goccio di birra da sua mamma nella calura estiva. A quel primo assaggio ne seguirono altri e a sedici anni gli capitava già di bere due pinte al pub il sabato sera con i suoi compagni di classe. Bevevano e ridevano e quando a mezzanotte veniva a prenderli il genitore di turno non fiatavano, in macchina. Avessero potuto non avrebbero neanche respirato, per non far capire ai loro genitori che avevano bevuto ben più della birra piccola dichiarata. I loro genitori non dicevano nulla e loro pensavano di averla fatta franca. La birra era varia ed era buona e loro ne assaggiavano un tipo diverso ogni volta che uscivano. Almeno due medie, era la regola.

Luca fumava da quando aveva 12 anni. Rubava di nascosto le sigarette a suo padre e le fumava in gran segreto al parchetto vicino a casa. Suo padre, fumatore incallito, non prestava attenzione alla sigaretta che ogni tanto sgusciava via dal suo pacchetto. Morì di tumore al polmone quando Luca aveva solo diciassette anni, ma era già un suo degno successore. A sedici anni spendeva infatti i soldi della paghetta settimanale in sigarette e quando non ne aveva abbastanza rubacchiava qualche deca dal portafoglio dei genitori. Un pacchetto gli durava due giorni e festeggiò la maggiore età passando al pacchetto quotidiano. ‌ «Signore, dacci oggi il nostro pacchetto quotidiano!», scherzava infatti con gli amici.

Marco correva, mezzofondista da ragazzo, poi fondista amatoriale nei primi anni di università. «Vado avanti a birra!» rideva con gli amici. A mano a mano che aumentava il suo bere, però, aveva sempre meno voglia di correre. Iniziò a camminare, ma ogni bar che incontrava lungo il suo cammino era quello giusto per una birretta.

Luca se ne andò presto di casa. Si trovò un lavoro come fattorino e salutò per sempre sua madre, quella stessa donna che aveva pianto il marito e ora si trovava impotente di fronte al figlio che stava seguendo inesorabilmente le orme del padre. Litigavano ogni giorno o quasi e più litigavano, più Luca fumava. Sembrava che niente e nessuno potesse fargli cessare quell’abitudine così malsana.

Marco e Luca si conobbero quando quest’ultimo lasciò la casa dove viveva con la madre. Andò a vivere nella stessa cittadina dove abitava Marco con i suoi genitori. Si vedevano tutti i giorni nello stesso bar: Marco con la sua birra in mano, seduto al tavolino, Luca al bancone a prendersi uno dei suoi tanti caffè giornalieri. Una domenica d’estate, erano entrambi seduti nel dehors, Luca decise di rompere il ghiaccio: «Non ti sembra di bere troppo?», gli chiese sorridendo. «Ha parlato la ciminiera! Fra un po’ hai le dita nere!» rispose Marco con una fragorosa risata. Iniziarono a parlare e andarono avanti per ore, raccontandosi la loro vita. Sigaretta dopo sigaretta. Birra dopo birra. Era nata un’amicizia.

Erano coetanei e gli anni che trascorsero assieme furono i più divertenti e pazzi che entrambi avessero mai vissuto. Mangiavano, bevevano, fumavano, tiravano anche qualche volta di coca. Ogni scusa era buona per una bella serata in discoteca, circondati entrambi di belle ragazze. Avevano fascino, estro e carisma e l’idillio durò per dieci frenetici anni, fino a quando Luca dovette trasferirsi per non perdere il lavoro. Marco perse tutta la sua brillantezza. Si trasferì a vivere a Torino, ma bevve sempre di più. Aveva perso lo smalto degli anni migliori e per consolarsi alzava sempre più spesso il gomito. Entrava e usciva dalle cliniche e suo padre, un giorno, lo caricò in macchina di peso e lo portò al SERD di zona. Nulla sembrava funzionare, neppure i tanti soldi dei genitori che gli consentivano di essere visitato dagli specialisti migliori e di vivere senza sostanzialmente fare null’altro che bere. Perché niente piaceva a Marco più di una birra fresca o un buon bicchiere di vino.

Passarono gli anni come ere, silenziosi ma inesorabili, ed era una fredda mattina d’inverno, quando Luca fu svegliato da un forte dolore al petto, come mai aveva provato prima. Era tornato a vivere a Torino da poco. Aveva iniziato a lavorare come corriere per Amazon e trovò un appartamento in affitto nel capoluogo. Pensò fosse ansia da nuovo lavoro, per cui si accese una sigaretta, ma il dolore aumentò d’intensità. Iniziò ad avere male al braccio sinistro e a sudare freddo. Chiamò il 112 e fu trasportato d’urgenza al più vicino pronto soccorso, dove gli diagnosticarono un infarto del miocardio e un’insufficienza respiratoria. Lo trasportarono nel reparto di cardiologia e per qualche giorno non ebbe neanche la forza di mangiare. Aveva cinquantadue anni, ma se ne sentiva addosso novantatré. Iniziò a riprendersi il quarto giorno di ricovero; fu allora che si accorse di avere un vicino di stanza.

Si tirò su… lui lo conosceva quel viso! Si guardarono per un istante che sembrò eterno, poi scoppiarono in lacrime. Era un pianto liberatorio per entrambi, chi l’avrebbe mai detto che loro due, proprio loro, Marco e Luca, si sarebbero ritrovati dopo tutto quel tempo in un reparto di cardiologia? «Marco, ma che ci fai qua?». «Infarto… e dai primi accertamenti pensano che possa avere anche una cirrosi. Non mi dire che tu…» non riuscì a terminare la frase, era ancora troppo affaticato a causa dell’infarto recente. «Anche io, Marco: infarto del miocardio e bronchite cronica, probabilmente; vedi che porto l’ossigeno?»

«Mamma che storia, amico mio. Ma chi l’avrebbe mai detto che ci saremmo ritrovati in un reparto di cardiologia?» disse Marco all’amico, asciugandosi le lacrime. «Meglio qua che giù all’Inferno!» rise Luca. «Senti, una volta al SERD avevo sentito parlare dei Club, sono comunità di auto-mutuo aiuto, mi pare. Mi avevano proposto di partecipare, ma io da solo non volevo saperne. Con la mia famiglia mi rifiutai, perché mi vergognavo troppo. Poi, detto fra me e te, non volevo proprio saperne di smettere di bere» disse Marco. «Abbiamo raschiato il fondo del barile, amico mio.» rispose Luca.

Marco lo guardò negli occhi, ancora fragile, ma risoluto: «È arrivato il momento di risalire…»